Quando aiutare un figlio diventa un boomerang, il coaching entra in campo!!

L’arte ingannevole dell’aiuto a tutti i costi nel rapporto genitori/figli

Voglio iniziare questo post con un proverbio di Confucio:

Dai un pesce ad un uomo e lo nutrirai per un giorno, insegnagli a pescare e lo nutrirai tutta la vita!!

Aiutare il prossimo è un atto di indubbia nobiltà d’animo…..forse!!
In che modo si sviluppa l’aiuto? Per aiutare davvero la persona o per soddisfare un nostro bisogno di sentirci utili e soddisfare il nostro ego? In questo ultimo caso non stiamo aiutando né il prossimo né noi stessi.
La relazione “aiutare ed essere aiutati” rischia di essere estremamente pericolosa nel momento in cui impedisce la possibilità “dell’aiutato” di sviluppare la propria indipendenza e autonomia.
Nella Self Determination Theory Deci e Ryan affermano che una persona per poter essere felice e trovare la giusta motivazione nel fare, ha la necessità di bilanciare tre aree, quella delle competenze, quella della relazionalità e quella della autonomia.
Aiutare qualcuno in maniera sana significa fornirgli gli strumenti adeguati per poter “FARE”.
Sostituirsi nell’azione e nella risoluzione dei problemi non fa altro che rendere l’individuo incapace di agire, irresponsabile e ancora più fragile.
Aiutare 1Attenzione non sto dicendo che non bisogna chiedere aiuto o aiutare!!
Chiedere aiuto e ammettere i propri limiti è un atto di umiltà e di voglia di affrontare i problemi. Pretendere che qualcuno ci risolva i problemi e si sostituisca a noi è altra cosa!!
L’aiuto in questa forma, per quanto tranquillizzante, è uno dei più dannosi perché finisce per potenziare le insicurezze di colui che viene aiutato ed esaltare la sua incapacità di agire.
Questo tipologia di relazione però contempla una seconda figura coinvolta e cioè colui che aiuta.
Quest’ultima gode del fatto di essere un punto di riferimento, ascende nella classifica delle persone migliori per l’aiutato, è convinta di sapere esattamente cosa è meglio per l’altro e assurge ad un piccolo ruolo di onnipotenza.
Tutto questo genera una relazione venefica e distruttiva per entrambe le figure in gioco.
Riportiamo quanto detto al rapporto genitori/figli.
Io sono mamma e come tutte le mamme so quanto sarebbe stato utile “un manuale di istruzioni per genitori”.

aiuto 2Genitori non si nasce, lo si diventa!!

Aiutare i nostri figli significa imparare a stimolarli, fornire loro tutti gli strumenti opportuni per agire nel miglior modo possibile, lasciare che commettano i loro errori e che imparino a superarli. Sostituirci a loro finisce per cristallizzare le loro incapacità, insicurezze ed accrescere la loro ansia.

L’affetto smisurato a volte ci spinge ad essere ciechi nei confronti dei nostri figli.

Per quanto possa apparire impopolare, “proteggere” il figlio a tutti i costi rischia di avere effetti disastrosi. L’eccesso di protezione che porta il genitore a sostituirsi al figlio nell’affrontare e risolvere le difficoltà della vita, snaturando il proprio ruolo di educatore, lascia a quest’ultimo un’eredità emotiva importante. Questo bagaglio emozionale rischia di sovrastare il figlio nel momento in cui, per il naturale evolversi della vita, viene a mancare il supporto genitoriale. Ciò per la sua incapacità a gestire in autonomia la propria vita.

Come fare ad aiutare i propri figli?

  • Imparare a comunicare! la comunicazione efficace è quella in grado di creare una relazione efficace e parte prima di tutto dall’ascolto.
  • Allenare l’ascolto imparando a sintonizzarsi emotivamente con i propri figli sospendendo ogni    giudizio e pre-giudizio
  • Accrescere la fiducia del figlio allenando la sua autoefficacia
  • Sviluppare la propria e l’altrui intelligenza emotiva, ovvero la capacità di amministrare le proprie emozioni al fine di veicolarle nelle direzioni più vantaggiose per sé e per i propri figli.

Genitori felici aiutano i figli ad essere felici; i figli felici aiutano i genitori ad essere felici generando un loop benefico per l’intera famiglia.

 

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